Qual è il ruolo paterno nell’età evolutiva? Iniziamo partendo dalle parole.
Uomini, maschi e padri. Tre sostantivi, tre storie forse diverse tutte riconducibili ad un unico essere.
Uomini, come esponenti del genere umano. Si è parlato soprattutto in passato di “essere uomini” inteso in senso metaforico come coloro che si assumono delle responsabilità, che agiscono con coraggio evocando il retaggio cavalleresco di un tempo in cui sembrava, secondo i libri scolastici, che le guerre fossero combattute solo dai re.
Di maschi si parla pochissimo se non come corollario nei temi “caldi” di questo momento storico: tra questi il riconoscersi o meno nel genere maschile all’interno del grande dibattito LGBTQIA+ e la violenza di genere con il dramma dei femminicidi.
Si parla ancor meno di padri il cui ruolo all’interno della coppia genitoriale è spesso marginalizzato. Il concepimento di un figlio e soprattutto la conseguente gravidanza rimangono praticamente appannaggio della madre. Il motivo è semplice ed è legato al fatto che il concepimento e lo sviluppo dell’embrione prima e del feto poi, avvengono nel corpo femminile. Di fronte alla grandiosità del concepimento di un embrione e del suo sviluppo intrauterino e poi alla nascita di un neonato, il ruolo del padre non è sufficientemente considerato. Rispetto al concepimento, è dato per scontato e, rispetto alla gravidanza e ai primi mesi di vita del neonato, la figura del padre è del tutto periferica: in molti casi è considerata accessoria e comunque subordinata a sostenere la madre nel suo ruolo di protagonista.
Se in passato il padre delegava completamente la cura dei figli alla madre, occupandosi principalmente del lavoro e della professione, da diversi anni si assiste a un rinnovato bisogno da parte degli uomini di essere presenti nella vita dei figli fin da piccoli. E questo non è poco. Anzi, per certi versi è rivoluzionario perché ha permesso di scoprire che, nel momento in cui gli uomini si prendono cura dei neonati, in loro avvengono importanti modificazioni ormonali: per esempio aumenta la concentrazione di ossitocina e si riduce il testosterone.
Quello che tuttavia appare difficile, è riconoscere l’importanza del ruolo paterno nell’età evolutiva, perché di questo pochissimo si parla e scarsamente ci si confronta. Difatti osserviamo una generazione di padri più vicini emotivamente ai figli, ma scarsamente consapevoli del proprio ruolo, tanto che in alcuni casi, questa vicinanza può portare a una relazione quasi amicale, che non risponde affatto ai bisogni evolutivi dell’individuo in crescita.
Questo non vuol dire che con i figli non sia importante avere una relazione di vicinanza e confidenza, quanto piuttosto che il genitore svolge un ruolo relazionale diverso rispetto a quello amicale, il quale si sviluppa su uno stesso piano e prevede scambi paritetici (tanto do e tanto ricevo).
I genitori hanno strumenti e responsabilità diverse dai figli e in questo tipo di relazione “il dare” passa a cascata dai genitori verso i figli: i figli infatti non devono restituire loro quanto ricevono, ma attraverso le cure e l’affetto ricevuti, imparare a loro volta a prendersi cura e ad amare altro rispetto alla famiglia di origine; i figli, i partner, gli amici, l’ambiente.
E allora qual è il ruolo paterno?
Dopo la nascita, mamma e figlio costituiscono un nucleo relazionale, una diade, necessaria alla soddisfazione dei bisogni primari del neonato e il padre sembra del tutto periferico, a meno che non assuma anche lui le stesse modalità di cura della madre.
In realtà il padre sarebbe il terzo elemento, quello che apre la diade trasformandola in una triade. Questo assolve a importantissime funzioni psicologiche per il figlio, che attraverso questa apertura incontra il mondo. Perché si realizzi la triade è necessario che entrambi i genitori, la madre e il padre, siano disponibili e capaci di modificare il modo di relazionarsi tra loro e di vivere la famiglia. Da parte sua, il neonato, già a tre mesi di vita è in grado di vivere la triangolazione cioè distinguere e riconoscere distintamente ma madre e il padre.
Se da una parte il ruolo materno prevede infatti la soddisfazione dei bisogni, dall’altra quello del padre adempie un’altra funzione che è quella di stabilire i limiti e i confini, attraverso i quali l’individuo può sviluppare la propria intenzionalità e di conseguenza la propria direzione esistenziale.
Perché ciò accada è necessario che entrambi i genitori riconoscano il ruolo specifico e complementare dell’altro. Entrambi devo essere consapevoli che la diade madre-bambino, fondamentale all’inizio, deve essere ad un certo punto superata per dare al padre la possibilità di dare il suo contributo. L’impegno è non privo di difficoltà perché i genitori devono cercare di adattare la loro funzione in base ai bisogni del figlio, bisogni che cambiano continuamente in base allo suo sviluppo.
Il padre in fondo ha la funzione di favorire il passaggio esistenziale del figlio da neonato a bambino e poi ad adolescente. Ai padri contemporanei spetta una duplice sfida. Quella di completare la transizione verso una paternità più consapevole, sganciata dai retaggi del passato e proiettata verso una nuova identità più libera di esprimersi con spontaneità. Si tratta in realtà di un riappropriarsi di una funzione genitoriale che la natura gli ha dato come dimostrano le variazioni ormonali sopra citate che sono espressione di una fisiologia del corpo dell’uomo e non di una scelta culturale.
L’altra sfida è quella di realizzare tutto ciò in un mondo contemporaneo caratterizzato da incitamento alla competizione, esasperazione delle prestazioni e del profitto, in cui il lavoro, spesso sfruttato a tutti i livelli, rappresenta per la società l’obiettivo a cui l’uomo post moderno dovrebbe aspirare per essere di successo e realizzare sé stesso, vale a dire in contesto così estraneo alla vicinanza emotiva, alla sensibilità, alla tenerezza, all’ascolto che l’essere padri comporta.
Questo dei padri è uno dei temi su cui PMS ha iniziato a focalizzare la sua attenzione attraverso la realizzazione di seminari teorici ed esperienziali rivolti a soli uomini tenuti in diverse edizioni a Genova e a Livorno.