Spesso i nostri pazienti ci dicono di essere molto interessati ai gruppi di psicoterapia che proponiamo, ma di aver difficoltà all’idea di trovarsi con altre persone a parlare dei propri problemi.
L’idea di trovarsi fuori dalla stanza della psicoterapia a parlare di se stessi o anche soltanto a farsi vedere in quel contesto da altre persone (anche il silenzio parla), suscita emozioni profonde di vergogna e senso di inadeguatezza, come se ci si aspettasse dall’esterno, dagli altri, soltanto giudizi negativi e valutazioni.
Da dove arriva il timore di partecipare a un gruppo di psicoterapia?
Sembra evidente che siamo abituati a vivere sotto uno sguardo giudicante, in particolare per quello che riguarda le nostre emozioni e i nostri bisogni più profondi. Viviamo in un contesto che predilige la competizione alla collaborazione, l’individualismo alla collettività, l’apparire all’essere e nella quale le emozioni fragili non sono valorizzate, ma, piuttosto, temute e nascoste.
L’idea che ci viene trasmessa è che fuori dalla famiglia ci sia una giungla dove vale la legge del più forte: vince chi si mostra più forte, più prepotente, più spietato.
Succede fin dalla scuola, il primo luogo dove i bambini incontrano il sociale e l’istituzione. Proprio in questo contesto, purtroppo, si impara quanto costi non sentirsi all’altezza, non solo per le valutazioni degli insegnanti, ma anche per quelle, forse più rilevanti, dei coetanei.
Solo per fare un esempio: le esperienze di bullismo, palese o strisciante, vissute a scuola o in altri contesti, che così spesso passano inosservate agli adulti intorno, lasciano tracce così profonde da segnare i destini di ragazzi e adulti, che si trovano a vivere un grave disagio senza tuttavia capirne il motivo.
Mostrare agli altri le parti più delicate e sottili è dunque un rischio, a volte percepito come altissimo.
È difficile credere che le cose non siano così. Proprio per le esperienze che abbiamo vissuto. Magari da bambini ci siamo sentiti giudicati e ci siamo molto vergognati per questo. Forse è avvenuto in famiglia o forse nel gruppo dei coetanei, così anche oggi pensiamo che avverrà la stessa cosa, anche se non siamo più quei bambini. Il risultato è che proviamo a vivere cercando di controllare le reazioni degli altri attraverso quello che diciamo e attraverso il nostro comportamento, anche se questo ci allontana da noi stessi.
Siamo così abituati a questa dinamica, che non ce ne accorgiamo nemmeno più, ma questo trattenersi genera in noi profonde tensioni. Tanto da sentirci, in fondo, soli e indifesi proprio come quando eravamo bambini.

Perché invece partecipare a un gruppo di psicoterapia può essere una buona idea?
In un ambiente protetto, come quello di un gruppo di psicoterapia, le persone rimangono sorprese nello scoprire che è possibile mostrare la propria umanità e incontrare quella dell’altro, senza giudicare e senza sentirsi giudicati. È per tutti un’esperienza incredibilmente nutriente, per la maggior parte di noi assolutamente nuova. Se ci pensiamo è difficile immaginare qualcosa che non abbiamo mai vissuto.
Quando qualcuno parla di sé in un gruppo permette anche agli altri di lavorare su di sé perché le esperienze, i vissuti e le emozioni rimbalzano letteralmente da una persona all’altra. Quello che un altro ha vissuto può evocare una mia esperienza oppure potrei sentire ammirazione per il coraggio di quella persona nel mostrarsi.
Accade spesso, quando qualcuno parla di esperienze difficili, che si manifesti insieme all’empatia anche una profonda e sincera solidarietà e il desiderio di comunicarla. Questi feedback una volta espressi, danno alla persona che ha parlato la sensazione di essere stata vista, evocano a loro volta altri vissuti aprendo ulteriormente il proprio spazio interno, permettono di sentire la vicinanza degli altri allontanando il senso di solitudine.
Il gruppo in un percorso psicoterapeutico è una grande risorsa e una volta sperimentato riesce a convincere anche le persone più critiche. È successo recentemente a uno dei nostri pazienti, che aveva risposto alla proposta di prender parte a un gruppo, affermando di non voler partecipare temendo una mancanza di empatia. Fortunatamente è riuscito ad andare oltre le resistenze iniziali e ha partecipato a un’esperienza di psicoterapia di gruppo di tre giorni. Il risultato è stato entusiasmante, non solo ha dimostrato di avere grande empatia e successivamente si è sentito molto più centrato, calmo e rigenerato, ma il suo stesso percorso psicoterapeutico individuale ha segnato una vera e propria svolta.