L’enneagramma è uno strumento dalle origini antichissime che possiamo usare per conoscere il nostro carattere, renderci conto che non si tratta di un elemento spontaneo del nostro essere, e che assecondarlo ciecamente non è destino ineluttabile. In questo articolo vi raccontiamo cos’è l’enneagramma e come può essere utilizzato in psicologia del carattere.
L’enneagramma ha origini antichissime
La stella a nove punte che lo rappresenta è stata rintracciata nella cultura babilonese. Storicamente la conoscenza dell’enneagramma veniva tramandata solo attraverso la tradizione orale, all’interno di percorsi iniziatici, e sappiamo che faceva parte della tradizione Sufi.
I suoi insegnamenti sono stati trasmessi in occidente per la prima volta dal filosofo armeno George Gurdjieff all’inizio del secolo scorso. Oscar Ichazo, mistico boliviano ha associato le nove punte della figura a nove modalità di fissazione dell’ego. E infine Claudio Naranjo, psichiatra cileno, lo ha integrato e adattato alla psicologia occidentale permettendo lo sviluppo di questo strumento prima negli Stati Uniti e successivamente anche in Europa.
Attualmente l’enneagramma viene usato negli ambiti più diversi, talvolta in modi che ne stravolgono o banalizzano il significato profondo.

Cos’è l’enneagramma?
Nella stella a nove punte che rappresenta l’enneagramma, ogni punta corrisponde a un carattere o enneatipo. Ogni carattere può trovare corrispondenza in alcuni orientamenti psicopatologici presenti nella moderna psichiatria, in tipologie di caratteri psicologici individuati da diversi studiosi ma anche nei peccati capitali della tradizione cristiana, che però ne individua solo sette.
Questo potrebbe far pensare che il carattere corrisponda a una serie di caratteristiche, che una volta rintracciate nella persona, danno un chiaro riscontro di com’è fatta o della sua personalità, un po’ come succede per i segni zodiacali. Tuttavia ci sono persone molto diverse tra loro che hanno lo stesso carattere e questo perché il carattere parla di quello che non si vede. Il carattere parla:
- dei meccanismi sottostanti che usiamo per selezionare le informazioni,
- delle convinzioni profonde di cui normalmente non siamo consapevoli,
- delle lenti colorate con le quali guardiamo il mondo senza sapere di averle.
Per questo conoscere il proprio carattere è un percorso personale che richiede di fare esperienze e di avere una guida, perché da soli, leggendo un libro o un articolo, è difficilissimo riconoscere questi meccanismi che sono progettati proprio per non essere consapevoli.
Possiamo per esempio accorgerci del carattere quando facciamo o diciamo qualcosa che ci sembra assolutamente normale e gli eventi precipitano o gli altri reagiscono in modo inaspettato. Tendiamo a pensare infatti che quello che facciamo in modo spontaneo sia libero e ci rappresenti realmente.
In realtà spontaneo corrisponde a meccanico.
Il carattere è un’organizzazione rigida che non corrisponde alla nostra personalità, quanto piuttosto allo scheletro che la sottende. La conoscenza del carattere serve per accorgersi di quale è la parte meccanica, per non affogarci dentro. Serve per trovare una porta di uscita dal destino.

Cosa sono i caratteri?
I caratteri o enneatipi, possono essere descritti in molti modi diversi.
Enneatipi come passioni
Per esempio se osserviamo la parte emozionale, individuiamo nove passioni, che dal numero uno al numero nove corrispondono a:
- ira
- orgoglio
- vanità
- invidia
- avarizia
- paura
- gola
- lussuria
- accidia
Come detto sopra si osserva la corrispondenza con i vizi capitali, anche se la cultura cristiana ne ha occultati due: orgoglio e paura.

Enneatipi come funzioni psicologiche
La lettura più contemporanea di G.P. Quattrini individua in ogni enneatipo una funzione psicologica: ogni funzione è necessaria al buon funzionamento della psiche, soltanto che una di queste prende il sopravvento sulle altre.
Le funzioni psicologiche servono l’organismo a seconda dei bisogni: la funzione di autodifesa sarà necessaria quando siamo di fronte a un pericolo, ma inutile se non dannosa in altri momenti, quando per esempio mi voglio rilassare. La funzione di autorappresentazione è importante per superare un colloquio di lavoro, ma decisamente inappropriata nelle relazioni affettive.
Le funzioni psicologiche infatti dovrebbero alternarsi in modo fluido in base ai bisogni, tornando sullo sfondo quando non servono più. Invece una di queste funzioni rimane sempre in primo piano e esattamente come in un colpo di stato, condiziona pensieri, emozioni e comportamenti.
Il problema del carattere è proprio la fissità.
Avere un carattere significa che una parte ha preso il sopravvento sulle altre e tendiamo a leggere il mondo e noi stessi e a scegliere i nostri comportamenti solo attraverso quella parte. Lo stesso vale per i pensieri che ruoteranno per la maggior parte del tempo intorno a uno stesso tema, che è quello caratteriale.

A cosa può servire l’enneagramma nella psicologia del carattere?
Conoscere il proprio carattere non serve per cambiarlo ma per disidentificarsi dalla propria spontaneità, usare la propria consapevolezza per poter essere più liberi di conoscere alternative e di scegliere una strada personale nei cammini della vita.
Non c’è bisogno di cambiare il carattere, basta smettere di crederci.
Come dicevamo prima, non si può non avere un carattere, ma riconoscendo come agisce sottobanco, possiamo dargli meno peso nella nostra vita e smettere di agire secondo automatismi predefiniti dai nostri condizionamenti, aumentando la nostra libertà personale di scegliere secondo i nostri bisogni.
Conoscere se stessi e gli altri attraverso questo strumento permette di incontrare in modo piuttosto immediato il nucleo delle difficoltà comunicative e relazionali che quotidianamente rendono faticosa la nostra esistenza.