Perché la consapevolezza corporea può migliorare la consapevolezza di sé e la qualità della propria vita? E perché è così difficile lavorare a questa consapevolezza?
Il corpo è il luogo in cui avviene l’esperienza dell’esistere, dove si riunisce quello che percepiamo del mondo esterno e contemporaneamente di quello interno, in un modo che sfugge alle definizioni e che si manifesta in un continuo cambiamento (G.P. Quattrini). Una parte significativa della conoscenza del mondo e di sé stessi, infatti, avviene nel corpo e per la maggior parte del tempo in modo inconsapevole. Pertanto riportare l’attenzione all’esperienza corporea è in realtà un’operazione complessa che richiede allenamento e intenzione.
Per quanto difficile, una pratica di consapevolezza di questo tipo offre diversi vantaggi nella direzione di un miglioramento della qualità della propria vita, come per esempio:
- accorgersi dei propri bisogni
- rispondere in maniera funzionale agli stimoli ambientali
- orientare il proprio comportamento nelle direzioni volute
- allargare la conoscenza di sé e del proprio mondo interno
La conferma da parte della comunità scientifica
Le pratiche meditative proprie della cultura orientale sono state riprese e approfondite anche in occidente perché ci siamo accorti che portano numerosi benefici a chi le pratica, come per esempio indurre uno stato d’animo maggiormente rilassato, favorire la calma e la concentrazione, e facilitare il benessere generale del praticante. Alcune pratiche meditative sono orientate a rivolgere l’attenzione ai propri processi percettivi e a quello che avviene momento per momento e vengono ormai utilizzate correntemente in ambito terapeutico come tecnica di lavoro.
Da diverso tempo, infatti, il lavoro con il corpo è proposto da molti psicoterapeuti e le formazioni in queste pratiche è sempre più diffusa. Una svolta decisiva è stata data da studiosi e neuroscienziati che si occupano di traumi psicologici, che hanno permesso di dare una base scientifica agli interventi somatici. Sono tantissime le tecniche che sono nate in questi anni, dall’EMDR, al Somatic Experience, ma anche l’utilizzo di pratiche meditative, di respiro o di yoga all’interno delle sedute di psicoterapia.

Ratto delle Sabine – Giambologna
L’esperienza corporea nella terapia della Gestalt
Nella psicoterapia della Gestalt è una pratica abituale quella di riportare la persona al proprio corpo, ascoltando le sensazioni, il respiro, accorgendosi dei piccoli dettagli dell’esperienza presente, come comodità o scomodità, piacere e dispiacere, ma anche definendo i luoghi del corpo e le sensazioni specifiche di un’emozione che si presenta: dove senti la stanchezza? Da cosa ti accorgi che sei triste?
Nella psicoterapia della Gestalt questo lavoro non si può dire che sia propriamente una tecnica, in quanto corrisponde piuttosto all’orientamento esistenziale stesso del terapeuta, il quale nella seduta invita poi il paziente a orientare costantemente l’attenzione verso l’esperienza del qui e ora.
Accorgendosi del flusso della consapevolezza è possibile rilevare molti aspetti interessanti della propria esperienza interna, del modo in cui percepiamo il mondo che ci circonda e dell’effetto che questo ci fa.
Partire dal corpo per sviluppare la pratica dello stare nel qui e ora permette di entrare in modo facile e diretto nel flusso della consapevolezza: per esempio osservando le proprie sensazioni, le proprie emozioni, ma anche le parti del corpo e il respiro, invitando il paziente a non giudicarli, accogliendo quello che arriva alla consapevolezza con curiosità.
Stando in contatto con l’esperienza corporea diventa interessante utilizzare delle pratiche di movimento: per esempio cercando di osservare quello che avviene nell’esperienza interna quando da una sensazione nasce un gesto o un cambio di posizione, e accorgersi che cosa cambia alternando l’attenzione tra quello che succede dentro quando il corpo si muove e gli effetti del movimento stesso.
Tutto questo può prendere la forma di un’azione precisa (un cambio di posizione, un mettersi comodi) ma può diventare anche una danza, intesa come metafora di un viaggio interiore, come per esempio il fluire dell’emozione se provo a esprimerla o il cambiamento nelle percezioni quando incontro un’altra persona.
Dal flusso della consapevolezza corporea alla Danza Sensibile
La pratica della Danza Sensibile favorisce questo processo di entrare nel flusso dell’esperienza, diventando una sorta di guida nel viaggio dell’esistere. Fatta di movimenti precisi, lenti e ripetuti, è una pratica adatta a tutti e nonostante sia estremamente articolata e complessa, permette di entrarvi con dolcezza e gradualità, restituendo da subito un senso di benessere e rilascio profondo.
La Danza Sensibile non nasce a scopo psicoterapeutico ma i terapeuti che si sono formati come insegnanti hanno tutti osservato come possa essere integrata efficacemente nel percorso di psicoterapia.
Attraverso le pratiche si attivano i processi bottom-up, ovvero, si arriva a un rilascio profondo del corpo a partire dal sistema fasciale fino alle viscere, al diaframma, al cuore, ma anche agli occhi e all’orecchio medio.
Questo rilascio delle fibre viene recepito dal sistema nervoso centrale, attraverso il nervo vago, come un messaggio di sicurezza nell’ambiente e tutto il sistema, che normalmente è teso a cercare pericoli nell’ambiente, si orienta invece verso la relazione, il riposo, il nutrimento. In queste condizioni è possibile lasciar emergere emozioni, ricordi, bisogni dei quali abitualmente non siamo consapevoli.