Tutto è avvenuto camminando, a passo consapevole, da sola e in silenzio attraverso una pineta. Forse l’esperienza del contatto è iniziata molto prima, all’ingresso, quando ho incontrato ulivi, fichi, e piccoli alberelli di vite radicati nella terra rossa. Attraverso quegli odori e il fruscio delle foglie cullate dal vento, ho iniziato a sentire che la Natura stava dialogando con i miei sensi. Ho sentito i miei sensi dialogare con la Natura.
È in quello scambio diretto e immediato, che mi sono sentita triste e in colpa. Ho pensato agli ulivi della mia famiglia, appartenuti prima a mio nonno e dopo a mia madre, e per tanti anni coltivati e accuditi da mio padre con devota dedizione. Quelle stesse piante che per alcuni anni non abbiamo coltivato perché colpite dalla Xylella, e che stavamo per vendere a chi voleva sradicarle per installare impianti fotovoltaici.
Mi sono sentita secca, svuotata, spoglia, sola; ho sentito la ferita dell’abbandono e il dolore del rifiuto.
In quel momento, la Natura mostrava tutta la sua vitalità davanti ai miei occhi, come a ricordarmi che c’è ancora bellezza, se voglio prendermene cura. E allora ho rivisto, dentro di me, i miei ulivi che hanno ripreso, piano piano a dare i frutti. E nel dare all’uomo, nonostante la malattia, curano sè stessi, generando la loro nuova vita.
Stefania (Lecce)