Sensorialità e relazione corpo-ambiente è un tema che ci sta particolarmente a cuore, perché la prospettiva in cui si colloca è sempre piuttosto riduttiva. Riteniamo invece che sia importante far emergere tutte le connessioni che implica.
Ma partiamo dalla definizione.
La sensorialità è comunemente definita come la capacità di percepire e interpretare gli stimoli che provengono dai nostri sensi, sia a livello fisico sia emotivo. Questa definizione, che troviamo anche nei manuali di medicina e psicologia, è corretta ma incompleta. Rischia infatti di semplificare eccessivamente una realtà molto più complessa, profonda e interconnessa.
Da una prospettiva più ampia, possiamo dire che la sensorialità è una funzione del sistema nervoso che si realizza grazie ai recettori sensoriali. Ma soprattutto è ciò che ci permette di essere in relazione continua con l’ambiente di cui facciamo parte.

Corpo e ambiente: un confine solo apparente
Come esseri viventi, siamo abituati a percepirci come separati da ciò che ci circonda: altre persone, un tavolo, un albero. Eppure, se osserviamo più attentamente, questa separazione diventa meno netta. Pensiamo, per esempio, all’aria che respiriamo. Senza aria non potremmo vivere più di pochi minuti. L’aria entra nel nostro corpo, attraversa i polmoni, passa nel sangue e raggiunge ogni cellula, diventando parte integrante dei processi vitali.
Dove possiamo davvero tracciare il confine tra ciò che è “noi” e ciò che è “ambiente”? Possiamo davvero dire che l’ossigeno non sia parte di noi?
Il corpo e l’ambiente possono essere considerati sia come un’unica realtà sia come entità distinte, a seconda del punto di vista da cui li osserviamo.
I recettori: sentire il mondo, dentro e fuori di noi
La nostra capacità di percepire gli stimoli si basa sull’esistenza di recettori specializzati: recettori tattili per il tatto; papille gustative per il gusto; recettori olfattivi per l’olfatto; coni e bastoncelli della retina per la vista; cellule ciliate per l’udito. Esistono poi recettori che percepiscono ciò che accade all’interno del corpo: pressione, dolore, temperatura, distensione degli organi, equilibrio chimico.
Qualcuno potrebbe obiettare che gli enterocettori, cioè i recettori che registrano gli stimoli interni, siano un qualcosa che interessa solo il corpo e che l’ambiente non interferisca in alcun modo. In realtà non è così. I barocettori, i recettori che regolano la pressione del sangue del nostro corpo, non esisterebbero e non funzionerebbero così come funzionano se non ci fosse la forza di gravità. Così come non ci sarebbero i recettori chimici che regolano l’equilibrio acido-base se il nostro organismo non fosse continuamente sottoposto a variazioni chimiche legate a molte funzioni come il cibo che introduciamo e la respirazione.
Forza di gravità e sostanze chimiche provengono dal cosiddetto ambiente esterno. Ancora una volta, ciò che chiamiamo “interno” esiste grazie a stimoli che provengono dall’esterno.

Evoluzione e adattamento: perché sentiamo come sentiamo
I recettori sensoriali si sono formati nel corso dell’evoluzione attraverso un processo di adattamento durato millenni. Sono cellule del nostro corpo, ma la loro forma e il loro funzionamento si sono sviluppati in risposta alle caratteristiche dell’ambiente.
In altre parole: senza ambiente non ci sarebbero i recettori, e senza recettori la sensorialità non avrebbe motivo di esistere.
Il nostro corpo si è plasmato nel continuo confronto con il mondo che lo circonda. Se fossimo cresciuti in un altro ambiente, saremmo probabilmente diversi anche nel modo di percepire.
La sensorialità è quindi lo strumento che dà senso all’unione tra corpo e ambiente.
Ma c’è di più.
Corpo e mente: una relazione continua
Oltre a quella fra corpo e ambiente, esiste anche un’unione profonda tra corpo e mente. La mente non potrebbe esistere senza il corpo: per quanto possa sembrare immateriale, nasce e funziona grazie agli stimoli che arrivano dall’ambiente attraverso il corpo.Il dualismo mente-corpo è oggi superato in ambito scientifico, ma resta molto radicato nel senso comune. Pensare a mente e corpo come a un’unica realtà può sembrare controintuitivo, ma è una prospettiva sempre più condivisa.
Winnicott (1896/1971), pediatra e psicoanalista inglese, affermava che “la possibilità di distinguere la psiche dal soma dipende unicamente dal punto di vista dal quale ci si pone”. Per lui, psiche e corpo sono in relazione reciproca e costante: si nutrono a vicenda e dialogano continuamente, fin dall’inizio della vita. Questa unità non solo comunica al suo interno, ma è in relazione costante anche con il mondo esterno. La nostra esistenza è il risultato dell’incontro tra corpo, mente, relazioni e ambiente: genitori, educatori, contesti di crescita e stimoli continui che ci accompagnano lungo tutta la vita.
PMS: un sapere che nasce dall’esperienza
Questo concetto di sensorialità e relazione fra corpo-mente-ambiente trova conferma all’interno della nostra stessa ricerca esperienziale come PMS – Psicologia e Medicina Sensibile. Qui mettiamo in gioco i nostri stessi mente-corpi come strumenti di osservazione e di verifica, e trasformiamo il lavoro clinico e teorico in un’esperienza viva, incarnata e in continuo dialogo con il mondo.
